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Il nuovo Codice della Crisi d’Impresa: cosa devono sapere le PMI

Il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (D.lgs. 14/2019), che attua la Direttiva UE 2019/1023 sui quadri di ristrutturazione preventiva e sul fresh start, in vigore dal 15 luglio 2022 e modificato nel settembre 2024, impone alle imprese di piccole e medie dimensioni di adottare strumenti per prevenire e gestire la crisi aziendale in modo strutturato.
Capire cosa cambia e quali obblighi introdotti è essenziale per ridurre le responsabilità degli amministratori e preservare il valore dell’impresa.

Crisi d’impresa: dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione

Il Codice recepisce i principi chiave del diritto dell’insolvenza, puntando su: 

1. Rilevazione tempestiva degli squilibri economico-finanziari
2. Misure di intervento precoce (early warning)
4. Soluzioni stragiudiziali per il risanamento

Il principio centrale è l’obbligo di attivarsi subito al primo segnale di crisi.
La novità è culturale: se affrontata per tempo e in presenza di un business valido, la crisi rappresenta una opportunità di rilancio dell’attività.

Gli strumenti per le PMI

1. Strumenti di allerta e monitoraggio anticipato

Il miglior utilizzo dei nuovi strumenti richiede l’adozione di un sistema di early warning, volto a monitorare:

• Liquidità aziendale
• Sostenibilità del debito
• Indebitamento
• Margini operativi

Alla comparsa di segnali d’allarme, l’impresa deve attuare misure correttive del proprio business e e valutare il ricorso agli strumenti che il codice della crisi mette a disposizione.

2. Adeguati assetti organizzativi e controllo di gestione

Per individuare e prevenire la crisi è necessario adottare assetti organizzativi adeguati ad individuare e prevenire la crisi. Si tratta di un obbligo ora previsto dall’art. 2086 c.c. che include:

a. Sistemi di controllo di gestione
b. Pianificazione finanziaria (budget, forecast, business plan)
c. Monitoraggio dei flussi di cassa
d. Reportistica interna

3. Composizione negoziata della crisi (CNC)

La CNC è uno strumento volontario e riservato per affrontare squilibri patrimoniali o finanziari.
Prevede l’intervento di un esperto indipendente nominato dalla Camera di Commercio per facilitare accordi con i creditori.
Ove richiesto, il Tribunale può concedere misure protettive volte a sospendere le azioni esecutive e creano un contesto favorevole alla trattativa.

I rischi per le PMI che non si adeguano

Non rispettare gli obblighi introdotti dal Codice comporta conseguenze rilevanti:

1. Perdita di fiducia da parte di fornitori, clienti e stakeholder 
2. Peggioramento del rating bancario e difficoltà di accesso al credito
3. Maggiore esposizione al rischio di insolvenza e perdita di continuità aziendale
4. Responsabilità personale degli amministratori per omessa attivazione degli strumenti previsti

In sintesi: non adeguarsi significa esporsi a danni economici, reputazionali e legali che possono compromettere in modo irreversibile l’attività e il futuro dell’impresa

Prevenzione e resilienza: vantaggi anche per imprese sane

L’adeguamento agli obblighi del Codice porta benefici anche alle imprese in bonis:

• Miglior rating bancario e accesso al credito
• Maggiore affidabilità verso fornitori e stakeholder
• Resilienza a crisi economiche e shock esterni

Passi pratici per essere conformi:

• Audit sugli assetti ex art. 2086 c.c.
• Formazione degli amministratori
• Implementazione di KPI e dashboard di controllo

SCAI Legal: consulenza per prevenire e gestire la crisi d’impresa.

Affrontare la crisi richiede consulenza legale specializzata e una visione integrata. SCAI Legal supporta le PMI nella prevenzione, nella gestione della crisi e nella valorizzazione della continuità aziendale, con un approccio multidisciplinare, attraverso rapporti consolidati con advisor e consulenti in altre aree. 

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